“Educazione: termini innovativi e strategie vincenti”

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Sempre più spesso in ambito educativo si sente parlare di “game based learning” e di “gamification”, ma cosa si intende esattamente? Molto probabilmente alcuni genitori ed educatori (forse anche inconsapevolmente!) già sperimentano questi metodi educativi…..ma per fare un po’ di chiarezza, proviamo  a definirli:

Game based learning (GBL): è un metodo educativo che pone il bambino al centro del processo d’apprendimento. I giochi educativi basati sulle tecniche del “problem based learning” non sono altro che dei giochi strutturati e intenzionalmente progettati per trasmettere al bambino concetti/nozioni e soprattutto sviluppare in lui particolari abilità/competenze.

Ma di che giochi stiamo parlando?

Pensiamo ad alcuni giochi in scatola in cui il bambino deve confrontarsi con delle regole sociali (es: rispettare il proprio turno), ai giochi di gruppo o i giochi di ruolo in cui il bambino deve sperimentare le proprie capacità relazionali e di negoziazione, ai quiz che stimolano le sue capacità cognitive o ancora a certi videogiochi.

Ponendo il bambino in una situazione in cui, per poter giocare deve:

–        individuare le informazioni più rilevanti

–        organizzare/ rielaborare tali informazioni

–        sviluppare delle strategie

–        trovare possibili soluzioni

lo si incoraggia ad essere creativo, a risolvere problemi in maniera sempre più autonoma e a sviluppare un pensiero critico.

Il metodo game-based learning può essere usato anche con i bambini molto piccoli. Proponiamo ad un bambino di 2 anni di giocare con un po’ di pasta, dei bicchierini (sia trasparenti che opachi), dei cucchiai o mestoli di diverse dimensioni, degli imbuti…osserviamolo e potremo vedere con i nostri occhi gli effetti benefici di questo metodo educativo. Come si organizza il piccolo? Che strumenti sceglie? Perchè ne predilige alcuni rispetto ad altri? Che strategie elabora?…

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Gamification: questo temine si riferisce all’utilizzo di elementi tipici del gioco (punti, livelli, premi…) in un contesto di “non gioco” come ad esempio quello scolastico o quello della vita familiare/domestica.

L’utilizzo di questo metodo educativo è molto efficace per aumentare la motivazione nei bambini e può essere facilmente integrato con la metodologia del game-based learning.

Ad esempio, a casa, i genitori possono decidere di assegnare al proprio bambino dei punti ogni volta che riordina i suoi giochi e al raggiungimento di una certa soglia premiarlo (non per forza il premio deve essere un oggetto materiale! possono essere anche delle ore da trascorrere con  mamma e papà, un biglietto di stima da parte dei genitori per quello che è stato fatto, una sorta di “attestato” per l’impegno dimostrato etc).

A scuola, invece, si può valutare l’idea di introdurre questa pratica nella didattica tradizionale. Assegnare al bambino dei compiti di difficoltà crescente e incoraggiarlo a portarli a termine per “passare al livello successivo”, non può che avere effetti benefici sull’autostima del bambino stesso e rassicurarlo rispetto al suo senso d’efficacia.

In questi casi, il buon senso vuole che non si valuti solo il rendimento a livello cognitivo, ma che si tenga conto anche dell’impegno dei bambino, del suo interesse per gli argomenti, dei piccoli progressi…ma ogni bravo insegnate, queste cose già le sa!

Laura Pederzani

(Pedagogista)

[/vc_column_text][vc_empty_space][vc_column_text]Articolo pubblicato su www.babyinitaly.com[/vc_column_text][vc_empty_space height=”72px”][/vc_column][vc_column][/vc_column][/vc_row]

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