Bambini e concetto di “tempo”

Nel bambino in età prescolare, la percezione del TEMPO inteso come ‘lo scorrere ordinato degli eventi’ è spesso difficoltosa perché il tempo è qualcosa che non si vede, ma si percepisce!

La maggior parte delle volte, il trascorrere del tempo è centrato sull’attesa necessaria per ottenere un risultato e spesso il concetto stesso di tempo è condizionato da una forte emotività del bambino (es. un pianto di 2 minuti può essere trasformato in un “ho pianto tutto il giorno” e 2 ore di gioco al parco possono essere percepite come “ho giocato solo 5 minuti”)

Come avviene sviluppo della concezione temporale nei bambini?

20 mesi ca. (o comunque quando si inizia a parlare): si comincia ad usare il tempo passato per indicare delle esperienze che sono avvenute prima del tempo parlato. I bimbi non sono in grado di distingue passato e futuro. Una cosa accaduta 5 minuti prima viene catalogata allo stesso modo di una cosa successa 20 giorni prima.
2 anni e mezzo: si iniziano ad utilizzare i concetti prima/dopo. Queste parole vengono usate per indicare una distanza nel tempo che per il momento non è ancora quantificata.
3 anni: i bambini sanno che esistono degli ‘orari decisivi’ che permettono la divisone della giornata (es. alle 4 si fa merenda), tuttavia non ne comprendono il significato. Il concetto di tempo è essenzialmente scandito dai momenti di routines.
3- 4 anni: si possiedono i concetti giorno/notte e si usano gli avverbi temporali ieri/domani per indicare esperienze del passato o che devono ancora accadere. I bimbi sono incuriositi dal riordino di semplici sequenze temporali basate su “prima-adesso-dopo”.
6 anni: si conoscono ed indicano i giorni della settimana.
7 anni: si conoscono i mesi.
7/8 anni: si impara a leggere l’orologio.
9 anni: si è in grado di stimare la durata di un determinato fatto o evento (es. per andare dalla zia servono 3 ore.

Per aiutare il bambino ad acquisire le nozioni temporali, occorre creare delle situazioni concrete che ne favoriscano l’apprendimento:

  • Esempio 1: fare eseguire al bambino un’attività come disegnare o giocare e mentre la sta facendo, chiedere “che cosa stai facendo adesso?” “cosa hai fatto prima?
  • Esempio 2: chiedere al bambino “cosa devo fare prima di mangiare la mela? La devo tagliare? La devo sbucciare?
  • Esempio 3: dire al bambino “quando eri piccolo e avevi 1 anno, non sapevi parlare. Adesso che ne hai 6, hai voglia di raccontarmi cosa sai fare?

Laura Pederzani