Tempo d’inserimenti

Nuovi inizi, nuovi ‘primi giorni’ di nido, di scuola dell’infanzia…tempo di inserimenti, di distacchi, di preoccupazioni, di ansie, di pianti (da parte dei bambini, ma anche dei genitori o dei nonni!).

É doveroso premettere che, separarsi dal proprio bambino perché questo inizia la sua avventura all’interno di un servizio per l’infanzia,  non è sicuramente semplice, ed è ovviamente diverso dal distaccarsi dal piccolo per affidarlo alle cure di un parente o ad un amico di famiglia.

L’inserimento al nido o alla scuola dell’infanzia, rappresenta infatti il primo vero e proprio distacco dall’ambiente famigliare, rappresenta il momento in cui i genitori decidono consapevolmente di permettere al proprio piccolo di cominciare a vivere le prime esperienze ‘da solo’ e di mettere il primo pezzettino del grande puzzle dell’autonomia.

Anche se può sembrare assurdo (e anche un po’ buffo!), sarebbe interessante parlare di 2 inserimenti: uno per i bambini e uno per i genitori.

Soprattutto nel primo periodo, sono fondamentali le emozioni degli adulti.

Più i genitori saranno preoccupati, più il bambino si sentirà insicuro e poco sereno. Se l’adulto che accompagna il bimbo al servizio si rivolge alle educatrici in modo teso, agitato o addirittura sfiduciato (non occorre manifestare tutto ciò a parole, bastano i gesti!), il bambino percepirà questa situazione di forte disagio. Come è possibile dire al bambino ‘vai e divertiti’ se coloro che lo portano al nido o a scuola non credono per primi in questo?

Per ridurre le comprensibili e naturali ‘ansie’ dell’inizio, provate ad avere fiducia nel personale educativo (o almeno nell’ente che gestisce il servizio!) e impegnatevi per individuate un buon canale di comunicazione.

Anche quando l’inserimento sarà completato, ricordate l’importanza del comunicare. Quando al mattino si accompagna il bambino, fornite informazioni che potrebbero essere utili per ‘far star bene’ il piccolo durante la giornata, ma tenete sempre a mente che il distacco deve essere abbastanza rapido. Ciò, non è sinonimo di scarsa disponibilità da parte delle educatrici (esistono sempre i colloquio individuali…), ma è semplicemente una forma di rispetto.

Non sarebbe rispettoso del proprio figlio parlare di disagi/preoccupazioni che lo riguardano se siamo in presenza del bambino stesso, non sarebbe rispettoso del lavoro dell’insegnante impedirle  di garantire la cura e la sorveglianza al gruppetto di bambini già presenti e, a dirla tutta, non sarebbe rispettoso neppure di voi stessi… siete proprio sicuri di volere che altri genitori ascoltino racconti che riguardano la relazione tra voi e vostro figlio?

Buon inizio d’anno a tutti!!

Laura Pederzani
(pedagogista)

Articolo pubblicato su www.babyinitaly.com