Le urla

Spesso i grandi fanno una gran confusione e pensano che urlare ed essere decisi siano sinonimi, credono che per essere ascoltati si debba urlare. Cosa ne pensate?

Io credo semplicemente che urlare sia urlare e che la fermezza, la presa di decisione rispetto ad un fatto, ad un’idea, ossia l’affermazione della propria autorevolezza non includa necessariamente lo sbraitare!

Cari genitori provate a pensare alla vostra esperienza, credete che ci sia una connessione tra l’intensità del vostro tono di voce e quello che effettivamente vostro figlio compie? Io credo di si…

La maggior parte degli adulti è convinta (per abitudine, retaggio culturale, esperienza…) che l’urlare sia l’unico modo per modificare il comportamento di un bambino.

Importanti ricerche ci hanno invece dimostrato che se noi abitualmente ci rivolgiamo ad un bambino urlando, le uniche cose che possiamo ottenere sono: l’aumentare la sua ansia, il suo senso di insicurezza e il suo risentimento. Ma è questo ciò che vogliamo?! Il nostro intento non era quello di ottenere cooperazione da parte del bambino?

L’urlo visto dal genitore:

-non ne posso più! Ho un bambino insopportabile!

-devo per forza alzare la voce, lo fa apposta a non ascoltarmi…

L’urlo visto da un bambino:

-adesso a mamma (o papà) diventa la faccia tutta rossa e io ho paura.

-mamma (o papà) non mi vogliono più bene, io li faccio sempre arrabbiare.

E quindi cosa si può fare? Dobbiamo semplicemente essere consapevoli del fatto che, per aiutare il bambino a modificare un determinato atteggiamento, ci sono anche anche altre vie e che nella maggior parte dei casi, nonostante siano più difficoltose da percorrere, si rivelano poi molto più utili e valide di continue urlate. I bambini hanno si bisogno di regole, limiti, insegnamenti, ma hanno anche bisogno di essere capiti, contenuti emotivamente. Saper ascoltare è quindi la premessa indispensabile se vogliamo che gli altri, soprattutto i bambini, lo facciano con noi.

Lo so, è molto più difficile parlare con calma e con un tono deciso (sopratutto in alcuni contesti quando gli occhi delle altre persone sono tutti puntati su di noi e il bambino che fa ‘capricci’…si pensi al supermercato…), ma è senz’altro più efficace! Un utilizzo corretto della voce e dello sguardo può diventare un ottimo strumento educativo.

Sostituire una reazione di rabbia e di urla con un gesto di empatia, accoglienza (che non significa che giustifichiamo e accettiamo quel suo comportamento!) permetterà al bambino di ascoltare veramente le nostre parole anche quando è emotivamente molto coinvolto come ad esempio durante il pianto.

Laura Pederzani (pedagogista)

Articolo pubblicato su www.babyinitaly.com