15 Gen · Laura Pederzani · No Comments

Il gioco è mio!

Probabilmente durante queste feste appena trascorse, molti di voi hanno vissuto la seguente situazione:
Ricevere a casa la visita di alcuni amici con figli e dovere trascorrere l’intero tempo dovendo dire al proprio bambino ‘fai usare i tuoi giochi…” . Nella maggior parte dei casi, gli unici risultati ottenuti sono stati i pianti e le urla del piccolo (e a volte anche dell’ospite!).

“E’ mio!” è stata forse la parola più gettonata? Perchè tutto ciò?
I bambini, soprattutto i più piccoli, hanno difficoltà a condividere i propri giochi e le proprie cose con altri. Questo fa parte dei normali processi di sviluppo; essere consapevoli di ciò e accettarlo è sicuramente un primo aiuto che un genitore può dare al proprio bambino.

Condividere, significa entrare in empatia con l’altra persona, entrare nella sua mente e vedere le cose dal suo punto di vista. Difficilmente prima dei 6 anni i bambini sono capaci di una vera empatia. Spesso, quando i piccoli condividono qualcosa, lo fanno perché sentono pressioni esterne o ricordano episodi similari in cui gli adulti hanno dato loro solo questa soluzione.
Saper condividere è però una competenza molto importante per relazionarsi, come possiamo quindi agevolare i bambini e stimolarli a condividere in maniera sempre più spontanea?

Se si osserva un gruppetto di bambini (sotto i 2 anni) si noterà che giocano uno accanto all’alto, non uno insieme all’altro. Non è egoismo come lo intendiamo noi adulti e, nonostante quello che abbiamo detto in precedenza, non è vero che non possiamo fare nulla. I bambini osservano e recepiscono come si comportano le persone attorno a loro e un primo e semplicissimo esempio di condivisione che possiamo offrire ai più piccoli è quello di farci vedere a rispettare i turni di parola durante una conversazione.

Verso i 3 anni i bambini iniziano a costruire le prime relazioni con i pari, a svolgere i primi giochi di ruolo e cominciano quindi a sperimentare il valore della condivisone. Fare alcuni giochi da solo non è divertente, coinvolgere qualcun altro può però mettere in ‘pericolo’ i miei giochi: che fare? La parola d’ordine è ‘selezionare’.

E’ giusto e rispettoso del bambino che alcuni giochi, per lui molto preziosi, siano solo e soltanto suoi. Difficilmente il bambino permetterà a qualcuno di usare il suo peluche preferito, non si sentirebbe sicuro ad affidare ad altre mani quell’oggetto a cui è tanto affezionato e che sente come parte di sé. Quindi, perché imporglielo? Come ci sentiremmo noi se un nostro ospite prendesse un vestito dal nostro armadio e, senza chiedercelo, se lo provasse? E peggio ancora, come ci sentiremmo non avessimo strumenti per impedirglielo? Un bambino obbligato da un genitore a condividere le sue cose molto probabilmente si sente così.

Decidiamo con il bambino quali sono i giochi per lui ‘speciali’ e concordiamo che, ogni volta che qualcuno verrà a giocare a casa sua, questi verranno messi in un posto particolare così nessuno li potrà toccare; altri giocattoli, invece, serviranno per divertirsi con gli ospiti. Se dovessero nascere liti particolari durante il gioco, ricordiamo con tranquillità il patto fatto.
E’ ormai appurato da molti studi che il senso di condivisione si sviluppa tanto più facilmente quando i bambini vedono riconosciuto il diritto ad avere qualcosa di loro esclusivo possesso. In questo modo i bambini si sentono tutelati e vivono con più serenità anche le relazioni con gli altri.

Laura Pederzani

Articolo pubblicato su http://www.babyinitaly.it/il-gioco-e-mio-della-pedagogista-laura-pederzani