4 Lug · Laura Pederzani · No Comments

DSA: il punto di vista di una pedagogista (parte 2)

Ritorniamo sull’argomento DSA. Ma cosa sono i Disturbi Specifici dell’Apprendimento? Proviamo a riassumerli brevemente:

• Dislessia: difficoltà a leggere, comprendere e studiare (inversioni, lettere che si muovo…)

• Disgrafia: difficoltà ad organizzare lo spazio nello scrivere e nel disegnare

• Disortografia: errori ortografici, difficoltà con le doppie, inversioni…

• Discalculia: difficoltà con le sequenze, i numeri, i calcoli, le formule geometriche…

Parlare di DSA significa infatti addentrarsi in una realtà molto complessa, siamo di fronte ad una tematica che può essere trattata da differenti punti di vista e di cui possono occuparsi diverse professionalità.

I bambini e i ragazzi con diagnosi di DSA non sono né ‘pigri’ né ‘non intelligenti’, come spesso (ed erroneamente!) vengono etichettati. Sono semplicemente persone che hanno un diverso modo di apprendere.

Proprio perché i bambini/ragazzi con DSA hanno un quoziente intellettivo assolutamente nella norma, spesso, sono perfettamente consapevoli delle loro difficoltà ed è proprio per questo che, a mio giudizio, è importante proporre loro anche un intervento di tipo educativo.

Dal mio punto di vista, un trattamento prettamente neuro-cognitivo, è sì fondamentale ma non sufficiente.

Il pedagogista infatti non si concentra esclusivamente sulle cause biologiche, psichiatriche alla base del disturbo, ma considera il bambino/ragazzo nella sua globalità, come persona che deve poter godere di una condizione di benessere. E’ compito del pedagogista progettare interventi didattici-educativi che facciano leva sulle risorse interne del minore e che lo coinvolgano nel superamento delle sue difficoltà.

Il lavoro educativo nei casi DSA si concentra sui seguenti punti fondamentali:

• costruire una relazione: darsi del tempo per conoscersi, aprirsi, sentirsi sicuri;

• destrutturare il sentimento di “impotenza appresa” individuando opportuni strumenti di rinforzo. Dopo tanti fallimenti è possibile che il bambino abbia un atteggiamento di rinuncia nei confronti del lavoro scolastico e che inizi a dubitare dell’importanza del proprio impegno;

• mettersi in gioco: se il bambino si percepisce come ‘capace’ e accettato così come è, sarà invogliato a sperimentarsi anche sulle cose che gli potrebbero creare difficoltà;

• creare gli strumenti di supporto: un bambino che ha preso confidenza con il proprio stile di apprendimento può collaborare alla creazione degli strumenti compensativi più adatti alle sue personali esigenze.

Dott.ssa Laura Pederzani
(pedagogista)

articolo pubblicato su www.babyinitaly.com